Berlusconi in parlamento ha i numeri per fare praticamente quello che vuole, eppure (formalmente) punta tutto sulla grande novità della terza repubblica: favorire il dialogo. Ma che vuol dire?

Per qualsiasi opposizione, convergere su riforme che sono condivise (nell’interesse del Paese, si spera) dovrebbe essere la norma. Se in passato non è stato così è una vergogna, e se ora le cose cambieranno in questo senso sarà meglio per tutti.

Usare toni moderati è sacrosanto, quando lo scontro è tra posizioni diverse ma ragionevoli. Basta che con la scusa di non ‘minare il dialogo’, non si passi sopra alle cazzate madornali. I due approcci non sono assolutamente in contraddizione: dipende dalla proposta di cui si discute.

Se questo governo Berlusconi sarà diverso da quello del 2001, benissimo. Vorrà dire che rimarranno da contestare aspramente, non pacatamente, solo le leggi antidemocratiche approvate fino al 2005, che il governo Prodi non ha minimamente toccato (poi si parla di crisi della sinistra).

Belle le parole di Veltroni, con il riferimento all’informazione e alla Rai. Un po’ diverse le parole di Di Pietro, malefico seminatore di zizzania fissato con vari conflitti di interesse e inezie come la legge Gasparri.

‘Il paese non è più diviso’, bisogna guardare avanti. Che i dirigenti nazionali di PD e PDL si lancino bacini e occhiolini non ci piove. Sarei più cauto rispetto all’imposizione dall’alto del volemose bene, dopo tutti questi anni di contrapposizione estrema, pienamente giustificata in molti casi - e lo dice uno che ha aspettato l’editto bulgaro per diventare anti-berlusconiano.

Si vuole iniziare la legislatura con questo ‘clima politico’ mite, sulla fiducia. In fondo siamo solo alla linea di partenza, ed essere ottimisti fa bene alla salute. Fidiamoci pure, ma attenzione: tra 5 anni gli elettori valuteranno questa cosiddetta sinistra, ancora in formazione, soprattutto per come avrà fatto l’opposizione. Il primo passo per pigliarlo nel culo è guardare nella stessa direzione.