Si ricomincia.

L’altro ieri Marco Travaglio è stato ospite della trasmissione Che Tempo Che Fa, su Rai 3. Questo è uno spezzone della trasmissione, preso pari pari dal suo blog:

C’è un accenno a delle ‘amicizie mafiose’ di Schifani, che gli interessati possono approfondire. Non viene comunque detto che Schifani sia un mafioso (anche perché nulla lo dimostra), semmai vengono posti dubbi più che legittimi, si chiede un chiarimento pubblico. Il tutto in un discorso più ampio sui legami tra politica e informazione.

Notate come Fazio tenga a dissociarsi, senza per altro spiegare perché. Più che sull’essere d’accordo o meno, è plausibile che abbia avuto paura di passare guai simili a quelli di Luttazzi, processato per diffamazione - e giudicato non colpevole anche perché i fatti citati erano veri - dopo la famosa puntata di Satyricon con Travaglio.

Ma atteniamoci ai fatti, ovvero le reazioni nel dopo-intervista.

Il direttore generale Cappon si rincresce, si rammarica, si dissocia, manifesta rispetto e considerazione. Nella puntata del giorno dopo Fazio si scusa. Ovviamente il PDL e la maggioranza difendono Schifani, attaccando Travaglio. Anche l’opposizione fa la stessa cosa per mezzo di Anna Finocchiaro (PD), e qui c’è da mettersi le mani nei capelli. L’unica eccezione è Di Pietro.

Come al solito si sposta il problema dai fatti citati al modo: il problema diventa il giornalista, l’assenza di contraddittorio, il minare il dialogo, la strumentalizzazione politica. Nessuno che chieda a Schifani chiaro e tondo di smentire Travaglio. Viene solo data una risposta del tutto generica (’fatti inconsistenti o manipolati’) a una domanda del tutto generica.

Il passo successivo sarebbero le zuffe sui giornali tra i due schieramenti, con la totale astrazione e perdita di vista del problema indicato in principio, ma in questa legislatura sembra che la priorità debba essere il clima di dialogo.

E’ il contraddittorio che manca? Bene, che contraddittorio sia. Schifani risponda, sui giornali, in TV, i modi non gli mancano. Deve chiarire una volta per tutte, con nomi e cognomi. Se fosse a posto con la coscienza, sarebbe un’operazione che converrebbe a lui per primo.

La cosa divertente è che Travaglio ha tirato in ballo Schifani, come si può vedere dal primo video, nel sostenere una precisa tesi, che riesce a dimostrare proprio grazie a queste polemiche.

Travaglio potrà anche essere un giornalista antipatico e schierato (né a destra né a sinistra: con Di Pietro, al massimo), però si distinguono benissimo le sue opinioni personali dai fatti che racconta, parla di cose successe veramente e documentate.

Se Travaglio ha detto falsità, che gli interessati lo querelino, vinceranno la causa se hanno ragione, e viceversa. Non c’è bisogno che la RAI si scusi per aver concesso a un giornalista di parlare nelle proprie trasmissioni. Non ci dovrebbe essere bisogno che un conduttore televisivo si scusi e prenda le distanze dai suoi ospiti.

Il compito dei giornalisti dovrebbe essere quello di rompere le palle ai potenti, non di accomodarli. Anche se si ricoprono alte cariche dello Stato.

Queste sono le repliche del giornalista alle critiche: