Comunisti fuori, socialisti fuori.
E il PD? Anche se ha deluso, certamente c’è. Sì, però più che rosso mi pare rosa sbiadito, al momento.
I motivi della sconfitta della Sinistra Arcobaleno sono sicuramente molteplici e non immediati.
Uno dei killer di Bertinotti può essere stato lo spostamento di voti verso il Partito Democratico: qualcuno lo chiamerebbe ‘voto utile‘, ma è stato il semplice, sano e vecchio voto contro. Contro chi? Naturalmente mi riferisco al principale esponente (monarca) dello schieramento avverso. Forse era meglio chiamarlo col suo nome, se non peggio: non per la vittoria, ma almeno per un po’ di informazione.
Tornando al disastro della SA, analizzare ulteriormente il fatto mi potrebbe far precipitare in un abisso di stupidaggini, e dato che un Porta a Porta basta e avanza, mi fermo qui.
Con il Partito Socialista sarò più sbrigativo: per quanto ne condivida gli ideali, non si può che imputare la colpa della sconfitta alla dirigenza infima. A chi afferma che l’unica scelta era quella di presentarsi da soli, rispondo che piuttosto era meglio non presentarsi affatto, fosse anche solo per recuperare un po’ di dignità. I socialisti avevano preso il 2,5% assieme ai Radicali Italiani (bella mossa chiudere la Rosa nel Pugno, caro Boselli), come pensavano di racimolare il 4% da soli, e in quest’ottica di bipartitismo forzato? Non c’era nessun bisogno di un’altra lista disperdi-voti, per quanto pochi.
Focalizziamoci ora sull’effetto.
Da un lato è triste che una fetta significativa del paese, quella che ha sempre votato Rifondazione Comunista ed analoghi, non abbia rappresentanza in parlamento. E’ ancora più triste, indipendentemente dalle ragioni storiche, che l’Italia non abbia una forza politica socialista (ma socialista per davvero) in grado di muovere masse, come accade nelle grandi democrazie europee.
Dall’altro lato, nulla impedisce di fare politica fuori dal parlamento, quando ci si crede - ogni riferimento al Partito Radicale è puramente casuale.
La sconfitta totale degli esclusi potrebbe anche essere un buon motivo per cambiare qualche dirigente, invece che cambiare semplicemente nome al partito, alla coalizione, al ‘contenitore’, alla sinistra.
Cambiare qualche dirigente di quelli che dicono solo di no, senza accettare il compromesso, creando solo immobilismo. Cambiare qualche dirigente di quelli a caccia di poltrone, stavolta rimasti a bocca asciutta.
E poi?
Poi c’è la grande opportunità di contribuire a costruire il Partito Democratico.
Vedo il PD, anzi lo voglio vedere, come un cantiere sempre aperto.
In un modo o nell’altro voglio i socialisti nel PD, così come ci voglio ancora più Radicali. E perché no, anche comunisti.
Sperando che ai piccoli e grandi esclusi sia rimasta un po’ di intelligenza politica.
C’è, però, una premessa necessaria, affinché un partito così eterogeneo possa avere senso: una legge elettorale decente, seguita una riforma istituzionale seria (all’americana).
Il cittadino deve poter eleggere direttamente i parlamentari, ad esempio con l’uninominale secco.
Deve poter votare direttamente il presidente, o primo ministro, chiamatelo come vi pare.
Deve avere voce in capitolo anche sul leader del partito e futuro candidato premier, con delle primarie serie - non come la brutta imitazione di quest’autunno, che ha comunque riscosso un’ottima partecipazione, segno che gli italiani hanno una gran voglia di dire la loro, in questo schifo partitocratico.
Se tutte queste condizioni si realizzeranno, se si potrà votare la persona più che il partito, allora il PD potrà essere finalmente un semplice contenitore di sinistra, organizzato ma aperto a tutti, e non la solita schifezza all’italiana, dove tutto il potere è in mano ai soliti quattro vecchi gatti.

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